I saw Bob Dylan in Venice

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I saw Bob Dylan in Venice
I saw Bob Dylan in Venice
I saw Bob Dylan in Venice
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I saw Bob Dylan in Venice
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I saw Bob Dylan in Venice
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I saw Bob Dylan in Venice
I saw Bob Dylan in Venice
I saw Bob Dylan in Venice
I saw Bob Dylan in Venice
I saw Bob Dylan in Venice

È notte, cammino solitario attraversando i ponti di Cannaregio illuminati soltanto da pochi lampioni. Incrocio la tonaca di un prete, mi lancia una breve occhiata e poi abbassa il capo. Cosa fa un prete all’una di notte per le strade di Venezia? Forse quello che faccio io: Riflette sulle sliding doors della vita e all’amore?

“Alzi la testa e domandi: E’ qui che bisogna stare?. [1] 

“Ballad of thin man” di Bob Dylan passa dalle mie cuffiette come tante altri brani che sembrano riprodotti da un algoritmo che legge il pensiero. 

Ora sono fermo davanti al mio hotel, le luci sono spente e intorno non c’è anima viva, perchè rientrare? Mi siedo sul moletto, ne accendo una e scrivo Bob Dylan sulla ricerca di Spotify, poi clicco la freccia della riproduzione casuale e restiamo io, Bob e Venezia.

Non è tipico della notte farti degli scherzi proprio quando cerchi di stare calmo? Sediamo qui abbandonati anche se facciamo di tutto per negarlo”. [2]

I panni stesi da una finestra, mossi da un flebile vento sembrano danzare al ritmo della canzone e un airone vola sul pelo dell’acqua mentre chiudo gli occhi e distendo la schiena. 

“Mi piace il tuo sorriso e mi piace la punta delle tue dita
Mi piace il modo in cui muovi la bocca e il modo sicuro con cui mi guardi tutto ciò che hai mi fa sentire”.[3]

Ecco che è arrivato quel pensiero, puntuale come alcune gocce di pioggia dal cielo apparentemente sereno. Una di queste mi cade sul viso quasi fosse una lacrima, forse lo era? Rientro in hotel intorpidito dall’umidità e dalla stanchezza; Venezia è grande se la giri a piedi. Percorro i corridoi che portano alla mia stanza, lungo le pareti noto delle riproduzioni di vecchi quadri, appesi senza un comune denominatore. I muri sono ricoperti con carta da parati rossa a motivi floreali, ricordava l’agenda che mia nonna teneva vicino al telefono di bachelite. Come nei migliori film Horror la stanza è l’ultima in fondo al corridoio, accendo la torcia dello smartphone e l’inutile ritratto di un uomo qualunque mi fissa appeso alla parete. Accelero il passo ed arrivo davanti alla porta 313, esattamente come la macchina di Paperino. Al terzo tentativo la scheda magnetica fa il suo dovere e la serratura si illumina di verde. La camera è piccola e arredata con mobili antichi, ma dalle pesanti tende scorgo il canale proprio sotto la mia finestra e tutto acquisisce un fascino senza tempo. Dopo una doccia e una golata d’acqua fresca mi distendo a guardare il soffitto, gli occhi lentamente si chiudono e mi lascio trasportare dalla musica.

“ L’uomo che è in me si nasconde a volte per non essere visto
ma è solo perché non vuole diventare una macchina
Prendi una donna come te per raggiungere l’uomo che è in me ”[4]

La notte passa lenta, sono svegliato da un temporale che mi concilia anche il sonno. Dalla finestra i bagliori dei lampi illuminano tutto formando pareidolie spaventose. Dylan canta ancora,ma il suo pubblico è solo il mio subconscio, mi muovo stordito, accendo l’abat-jour e allungo un braccio nella metà del letto e scopro di essere solo.

“ Mi è tutto nuovo come una sorta di mistero, potrebbe essere addirittura un mito eppure è difficile continuare a pensare che lei sia la stessa con la quale ho passato la notte dall’oscurità, nei sogni abbandonati. Forse sto ancora sognando?” [5]

Finalmente è mattina, apro gli occhi e scosto la tenda, il cielo è azzurro e l’aria fresca, le strade sono bagnate e il sole sta riordinando le cose. Mi sento Scrooge la mattina di Natale, indosso una maglietta a caso ed esco di corsa. Un uomo cammina incurante dei piccioni che gli svolazzano attorno, sta andando a fare la spesa, oggi è giorno di mercato. Un gabbiano aspetta le carcasse dei pesci sul tetto della pescheria ambulante e dal panificio esce quel profumo di pane caldo che non stanca mai.. Supero un ponticello e successivamente un “sottoportego”, l’aria è cambiata, è più fredda e rarefatta. Delle ombre si muovono rapidamente al di là del tunnel, appena i miei occhi si sono abituati alla luce riconosco la figura di una bambina che corre scalza intorno ad un albero. Un ragazzino con un copricapo sulla nuca, siede con la testa china davanti ad una porta e un uomo, vestito da rabbino, mi passa a fianco. 

“Che tu possa crescere per essere giusto, che tu possa crescere per essere sincero, che tu possa conoscere sempre la verità e vedere la luce attorno a te, che tu possa essere sempre coraggioso
ergerti dritto e forte e che tu possa restare per sempre giovane“ [6]

Nel ghetto ebraico i bambini giocano a nascondino o rincorrono un pallone, altri leggono dei testi religiosi che li fanno apparire più adulti. Il tempo davanti a me si è fermato, come dentro una bolla spazio temporale, l’aria si muove e come un miraggio nel deserto vedo il confine invisibile tra la città e questa piazza, vedo le ombre di quello che è stato, vedo il filo spinato e due guardie che controllano e torno subito al presente.

“E se i miei sogni ragionati potessero essere visti, probabilmente metterebbero la mia testa in una ghigliottina, ma non è niente, mamma, è la vita, è solo la vita” [7]

Scopro che il tempo è passato e un treno mi aspetta. Percorro la strada che porta in stazione, due giovani innamorati si stanno fotografando davanti ad un portone. Ho un flashback.

“Mi chiedo se lei si ricordi di me, tante volte ho pregato per lei
nell’oscurità della notte e nel chiarore del giorno.” [8]

Il sole comincia ad allentare la sua intensità. Un anziano signore a torso nudo, con i peli sulle spalle, è affacciato dalla finestra di casa ad osservare ironico i turisti.. 

Capisco il suo punto di vista e preferisco evitare le vie affollate per godermi gli ultimi momenti. Venezia è un pò come la vita, non sai mai come va gustata. Nell’ultimo vicolo che mi separa dalla stazione un uomo con dei lunghi capelli scompigliati e una chitarra sulle spalle mi precede. Non è molto alto e riesco a vedere per pochi istanti il suo profilo aquilino. Lo seguo incuriosito, si siede sul canale ed estrae la chitarra, la accorda e comincia a suonare un giro di Do maggiore.

“Quante strade deve percorrere un uomo prima che lo si possa considerare tale? E quanti mari deve sorvolare una bianca colomba prima che possa riposare nella sabbia?
E quante volte i proiettili dovranno fischiare prima di venir banditi per sempre?
La risposta, amico mio, soffia nel vento” [9]

[1] Ballad of a Thin Man

[2] Vision of Johanna 

[3] Buckett of rain

[4] The man in me

[5] I don’t believe in you

[6] Forever young

[7] It’s alright Ma

[8] Girl from north country

[9] Blowin’ in the wind